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2026-04-23 07:41 UTC
Ha collaborato con le più importanti agenzie spaziali, ha dato il nome a un asteroide e ha avuto un ruolo chiave in uno degli esperimenti più audaci della storia dello spazio: far atterrare una sonda su una cometa a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra. Amalia Ercoli Finzi è la prima donna italiana laureata in ingegneria aeronautica.
Nata il 20 aprile 1937 a Gallarate, in provincia di Varese, Amalia cresce con una passione travolgente per la matematica. Già la scelta di frequentare il liceo scientifico a Busto Arsizio è insolita per l’epoca, ma non quanto la successiva: si iscrive al Politecnico di Milano per studiare ingegneria aeronautica, corso dominato dagli uomini e frequentato da sole 5 ragazze su 650 studenti. I genitori avrebbero preferito per lei una cattedra di matematica alle medie. Lei non li ascolta.
Nel 1962 si laurea con il massimo dei voti e lode e vince la medaglia d'oro dell'AIDAA, l’associazione italiana di aeronautica e astronautica. È la prima donna italiana a conseguire questa laurea e passeranno dodici anni prima che arrivi la seconda. Da parte sua, Amalia seguirà personalmente molte delle prime colleghe per aiutarle a inserirsi nel mondo del lavoro.
Inizia subito a insegnare al Politecnico di Milano, dove resterà per oltre cinquant'anni: diventa professoressa associata nel 1980 e ordinaria nel 1994, insegnando meccanica orbitale e dirigendo il dipartimento di ingegneria aerospaziale.
L’apice della sua carriera arriva con la missione Rosetta dell'ESA. Per diversi anni è Principal Investigator (responsabile scientifico) del trapano SD2 montato sulla sonda Philae, progettato per perforare la superficie della cometa Churyumov-Gerasimenko e raccogliere campioni del terreno da analizzare. L’atterraggio di Philae sulla cometa, nel novembre 2014, è uno dei momenti più emozionanti della storia spaziale europea, anche se non tutto va come previsto.
Anche dopo il pensionamento non si ferma: studia il possibile atterraggio di un equipaggio umano su Marte e progetta un orto botanico sulla Luna.
Nel 2018, l'International Astronomical Union le dedica l'asteroide 24890, ribattezzato "Amaliafinzi". Riceve anche il Premio Frank J. Malina dell'International Astronautical Federation e viene nominata Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
È sposata con il fisico Filiberto Finzi e ha cinque figli. La sua formula per conciliare tutto? "Nervi d'acciaio, salute di ferro e marito d'oro."
Per tutta la vita ha combattuto perché la scienza desse spazio alle donne. È stata presidente nazionale dell'Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti e ha combattuto tutta la vita contro stereotipi e pregiudizi. Vorrebbe essere ricordata come una persona che ha fatto con coerenza le cose in cui credeva. Ma è anche la donna che si è conquistata un posto di rilievo nella storia dell’esplorazione spaziale.
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